
Un ufficio ben climatizzato passa inosservato. Si notano invece le sale riunioni soffocanti, chi lavora con la giacca in agosto e i consumi che salgono senza una ragione evidente. Vediamo quali parametri controllare, perché la qualità dell’aria conta quanto la temperatura e dove si interviene per ridurre la spesa energetica.
A settembre gli uffici tornano attivi. Le finestre restano chiuse più a lungo, le sale riunioni si riempiono di nuovo e gli impianti di climatizzazione affrontano la stagione intermedia.
È il periodo dell’anno in cui i difetti di regolazione vengono a galla. In molte aziende il tema viene affrontato solo quando qualcuno protesta o quando arriva la fattura dell’energia. Eppure la climatizzazione degli uffici incide su due voci molto concrete: il benessere di chi passa otto ore alla scrivania e i costi di gestione.
Vediamo quali parametri definiscono un ufficio confortevole, perché la qualità dell’aria merita la stessa attenzione della temperatura e su quali leve conviene agire per ridurre i consumi senza peggiorare le condizioni di lavoro.
Che cosa rende confortevole un ufficio
Il comfort termico non dipende da un solo numero. Dipende dalla combinazione di quattro grandezze, che vanno considerate insieme.
- Temperatura dell’aria. In inverno il riferimento abituale per un ufficio è compreso fra 21 e 23 °C, in estate fra 24 e 26 °C. Nella stagione calda conviene mantenere una differenza contenuta rispetto all’esterno, nell’ordine di sei o sette gradi: scendere sotto questa soglia significa consumare di più e aumentare il rischio di malesseri all’ingresso e all’uscita.
- Umidità relativa. L’intervallo di riferimento va dal 40 al 60 per cento. Un’aria troppo secca irrita occhi e vie respiratorie, un’aria troppo umida rende l’ambiente pesante e favorisce le muffe.
- Velocità dell’aria. Anche a temperatura corretta, una corrente diretta sulla nuca o sulle caviglie viene percepita come fastidio. Il problema nasce quasi sempre dalla posizione delle bocchette rispetto alle postazioni.
- Rumore. Un’unità interna rumorosa o un ventilatore che vibra disturbano la concentrazione più di due gradi in meno sul termostato.
In Svizzera i riferimenti tecnici su questi aspetti sono le norme SIA, in particolare la SIA 180 sul clima interno degli edifici e la SIA 382/1 sugli impianti di ventilazione e climatizzazione. Non sono documenti da tenere sulla scrivania, ma restano la base su cui un progettista dimensiona e regola l’impianto.
La qualità dell’aria, il parametro che si dimentica
Temperatura e umidità si misurano facilmente e se ne discute spesso. La qualità dell’aria interna molto meno, benché sia il fattore che spiega buona parte della sonnolenza pomeridiana nelle sale riunioni.
L’indicatore più semplice è la concentrazione di anidride carbonica, espressa in parti per milione (ppm). All’aperto il valore si aggira intorno a 400 ppm. In un locale chiuso e occupato sale in fretta, perché ogni persona ne produce respirando. Sotto i 1’000 ppm l’aria è considerata di buona qualità; oltre i 1’400 ppm compaiono i sintomi tipici, cioè calo dell’attenzione, mal di testa e sensazione di aria viziata.
In una sala riunioni da dieci persone senza ricambio d’aria meccanico quella soglia si supera nel giro di un’ora. Aprire la finestra funziona, ma in inverno significa buttare fuori il calore appena prodotto e in estate vanificare il raffrescamento. Un impianto con ricambio d’aria controllato e recupero di calore risolve il problema alla radice e filtra anche polveri e pollini in entrata.
C’è poi un punto che genera confusione e conviene chiarirlo. L’anidride carbonica di cui parliamo qui è quella presente nell’aria dell’ufficio, quindi un parametro ambientale. È cosa diversa dalla CO2 impiegata come refrigerante nei chiller e nelle termopompe a CO₂, dove il gas circola in un circuito chiuso e sigillato con la sigla tecnica R744. Stessa molecola, due ruoli che non hanno nulla in comune.
Le mezze stagioni mettono alla prova la regolazione
Settembre e ottobre sono i mesi in cui un impianto mal zonizzato mostra i suoi limiti. La ragione è semplice: alle nostre latitudini, in questo periodo, lo stesso edificio ha bisogno di caldo e di freddo nella stessa giornata e talvolta nello stesso momento.
- Esposizioni diverse. Gli uffici a sud ricevono sole per gran parte della giornata e chiedono raffrescamento anche a novembre. Quelli a nord chiedono calore già a settembre.
- Carichi interni variabili. Una sala riunioni vuota e la stessa sala con dodici persone e altrettanti computer portatili sono due ambienti termicamente diversi.
- Orari di occupazione. Gli spazi si riempiono e si svuotano secondo ritmi che l’impianto deve seguire, non subire.
La risposta tecnica è la zonizzazione: dividere l’edificio in aree omogenee, ciascuna con la propria sonda e la propria regolazione. Quando serve produrre caldo e freddo contemporaneamente si ricorre a sistemi a quattro tubi o a unità capaci di gestire in autonomia circuiti diversi. La scelta va fatta in fase di progetto, perché intervenire dopo costa molto di più.
Dove la zonizzazione manca, il risultato è quello che tutti conoscono: qualcuno alza il termostato, qualcun altro apre la finestra e l’impianto finisce per lavorare contro sé stesso.
Comfort e lavoro: dove si vede la differenza
Gli studi sul clima interno negli edifici a uso ufficio concordano su un punto: le prestazioni cognitive calano quando la temperatura si allontana dall’intervallo di comfort e quando la concentrazione di anidride carbonica sale. Non servono condizioni estreme. Bastano due o tre gradi di troppo e un ricambio d’aria insufficiente per rendere faticosa una riunione del primo pomeriggio.
Ci sono poi effetti meno visibili ma altrettanto onerosi per un’azienda: le assenze legate a disturbi respiratori, più frequenti negli ambienti secchi e poco ventilati, e il tempo che si perde a discutere di temperature invece che di lavoro.
Non è un argomento da presentare in termini assoluti. Nessun impianto rende un’azienda più produttiva da solo. Un ambiente stabile, silenzioso e con aria pulita toglie però di mezzo una serie di ostacoli quotidiani, e la differenza si nota.
Un’osservazione pratica. Le sale riunioni sono quasi sempre il punto debole dell’edificio: locali chiusi, senza finestre apribili in molti casi, occupati a intermittenza da gruppi numerosi. Chi rivede la climatizzazione degli uffici farebbe bene a cominciare da lì, perché è il luogo in cui il disagio si concentra e in cui, di solito, si prendono le decisioni.
Dove si risparmia davvero
L’idea che il risparmio energetico passi soltanto dalla sostituzione delle macchine è diffusa quanto imprecisa. Nella maggior parte degli uffici una buona parte dei consumi evitabili dipende da come l’impianto viene gestito.
- Regolazione oraria. Un impianto che lavora a pieno regime il sabato mattina o alle tre di notte consuma senza produrre nulla di utile. La programmazione delle fasce di funzionamento è l’intervento con il miglior rapporto fra costo e risultato.
- Punti di regolazione realistici. Portare gli uffici a 21 °C in agosto non aumenta il comfort: aumenta la spesa e il numero di persone infreddolite.
- Zonizzazione. Climatizzare le aree effettivamente occupate, invece dell’intero piano, riduce il carico in modo immediato.
- Manutenzione programmata. Filtri sporchi, batterie incrostate e sonde starate fanno lavorare l’impianto più del necessario. Un piano di manutenzione degli impianti regolare mantiene i consumi vicini ai valori di progetto.
- Recupero del calore. Il calore sottratto agli ambienti in raffrescamento può essere riutilizzato, per esempio per l’acqua calda sanitaria o per riscaldare zone che ne hanno bisogno nello stesso momento.
Quando l’impianto è datato e la manutenzione non basta più, l’ammodernamento diventa la scelta ragionevole. Le termopompe reversibili gestiscono riscaldamento e raffrescamento con un’unica macchina e, se lavorano con anidride carbonica come refrigerante, uniscono l’efficienza a un impatto ambientale minimo: la CO2 ha un potenziale di riscaldamento globale (GWP) pari a 1, contro valori ben più alti dei gas sintetici, il cui impiego l’ORRPChim, l’Ordinanza svizzera sulla riduzione dei rischi inerenti ai prodotti chimici, limita in modo progressivo.
Uffici piccoli, studi professionali e spazi ricavati in casa
Non tutti gli uffici occupano un piano intero. In Ticino una parte consistente dell’attività professionale si svolge in studi di poche persone, in locali al pianterreno di una casa o in spazi condivisi. Le dimensioni cambiano, i principi restano gli stessi.
In questi casi la soluzione tipica è un impianto a espansione diretta con più unità interne, dimensionato sul volume effettivo e sull’esposizione. Conviene curare tre aspetti: la posizione delle unità interne rispetto alle scrivanie, il livello sonoro dichiarato, che in un locale piccolo pesa molto più che in uno spazio ampio, e la possibilità di regolare separatamente i singoli ambienti. Per gli spazi di lavoro ricavati in ambito domestico valgono le stesse considerazioni della climatizzazione residenziale, con l’accortezza di dimensionare l’impianto sull’uso diurno continuativo, diverso da quello di un soggiorno.
Come lavoriamo sugli edifici a uso ufficio
In Biaggini Frigoriferi il percorso comincia sempre da un sopralluogo. Prima di proporre una macchina occorre capire com’è fatto l’edificio, come viene usato, quali sono le esposizioni e dove si concentrano le persone.
- Rilievo dello stato di fatto e calcolo dei carichi termici, zona per zona.
- Scelta della tecnologia più adatta fra impianti a espansione diretta, climatizzazione industriale per gli edifici di dimensioni maggiori e sistemi a termopompa reversibile.
- Progettazione della distribuzione e della regolazione, con attenzione al rumore e alle correnti d’aria sulle postazioni.
- Installazione, messa in servizio e taratura, con verifica sul campo nelle prime settimane di esercizio.
- Assistenza 24 ore su 24, 365 giorni all’anno, e manutenzione programmata, con possibilità di controllo da remoto.
La tecnologia che impieghiamo nei grandi impianti commerciali trova applicazione anche negli spazi di lavoro. Le termopompe reversibili a R744 della linea ReversinGreEnergy sono in esercizio, fra le altre installazioni, presso Coop City Lugano e il ristorante FFS di Lugano, dove una sola macchina riscalda in inverno, raffresca in estate e produce acqua calda tutto l’anno.
In sintesi
Un ufficio confortevole non è un ufficio gelido d’estate e bollente d’inverno. È un ufficio in cui temperatura, umidità, aria e rumore restano entro intervalli stabili, con una regolazione che segue l’occupazione reale degli spazi. Settembre, con i suoi sbalzi, è il momento giusto per verificare se l’impianto sta facendo il suo lavoro.
Il percorso più efficace parte quasi sempre dalle cose semplici: controllare la regolazione oraria, rivedere i punti di taratura, programmare la manutenzione. Solo dopo, se i conti non tornano, ha senso ragionare sulla sostituzione dell’impianto.
| Con quasi 100 anni di esperienza nel freddo professionale, in Biaggini Frigoriferi progettiamo, installiamo e manteniamo impianti di climatizzazione su misura per aziende, attività commerciali e privati in Ticino. Se vuoi valutare la situazione dei tuoi uffici prima della stagione fredda, richiedi una consulenza o parla con un nostro tecnico allo +41 91 850 31 11. |
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