Cadenazzo–Pechino, otto anni dopo: l’avventura cinese di Biaggini Frigoriferi

Nel 2018 una centrale di refrigerazione a CO2 transcritica progettata e costruita a Cadenazzo veniva spedita via aerea fino a Pechino, per essere installata in un grande supermercato della capitale cinese. A otto anni di distanza, ripercorriamo un progetto che ha segnato la storia di Biaggini Frigoriferi e ha portato la tecnologia ticinese del freddo professionale nell’Estremo Oriente.

Otto anni fa, da una piccola officina di Cadenazzo, partiva uno dei progetti più singolari della storia recente di Biaggini Frigoriferi: la realizzazione di una centrale di refrigerazione a CO2 transcritica destinata a un grande supermercato di Pechino. Una sfida tecnica, ma soprattutto industriale: per la prima volta una piccola azienda ticinese veniva scelta come partner europeo da un colosso asiatico della refrigerazione, in un mercato dove la tecnologia a CO2 era ancora un terreno quasi inesplorato.

Tutto comincia nel dicembre 2017, con il contatto della Panasonic Appliance Refrigeration System Co. Ltd., azienda con sede a Dalian (Cina) e attiva nel settore della refrigerazione commerciale in Cina, Giappone e Australia. L’obiettivo dichiarato: trovare un partner europeo che potesse aiutare a implementare la tecnologia a CO2 transcritica anche sul mercato cinese, all’epoca ancora dominato dai refrigeranti sintetici tradizionali.

Dopo un meeting nella sede di Dalian nel gennaio 2018, in concorrenza con altri competitor internazionali di ben altre dimensioni, E. Biaggini SA è stata scelta ufficialmente come partner del progetto, in collaborazione con Eliwell by Schneider Electric per la parte di controllo elettronico.

La centrale: anidride carbonica al posto degli HFC

 

La richiesta era impegnativa: progettare e costruire una centrale di refrigerazione a R744 — l’anidride carbonica usata come refrigerante naturale, con GWP (Global Warming Potential) pari a 1 — da esporre dapprima al China Refrigeration Exhibition di Pechino e poi da installare in un grande supermercato in ristrutturazione nella capitale.

Sulla scorta dei dati comunicati dal cliente, i tecnici di Cadenazzo hanno dimensionato in tempi strettissimi una macchina da circa 150 kW nominali, basata su un’architettura booster transcritico con compressione parallela, iniezione di liquido, recupero calore e raffreddamento adiabatico del gascooler con sistema Water Spray. Una configurazione studiata per le condizioni climatiche di Pechino, dove le temperature estive di progetto possono toccare i 42 °C.

Sul piano energetico, l’architettura a compressione parallela permette un risparmio stimato del 17% rispetto a una centrale tradizionale a R404A e del 6% rispetto a un booster CO2 standard: numeri che, su un impianto di queste dimensioni, fanno la differenza nei consumi annui di un punto vendita aperto sette giorni su sette.

Cinque settimane di lavoro, una spedizione aerea

Dopo la progettazione termodinamica ed elettronica, è iniziata la fase costruttiva nei laboratori di Cadenazzo. Costruzione meccanica, cablaggio e installazione del quadro elettrico di comando a bordo macchina sono stati portati a termine in cinque settimane consecutive, una tempistica record per un’unità di queste dimensioni e complessità.

A operazioni concluse, la centrale è stata imballata e spedita a Pechino per via aerea — soluzione obbligata, viste le scadenze fissate dal cliente per l’esposizione fieristica.

Esposizione tra Shanghai e Pechino

 

Sbarcata sul suolo asiatico, la centrale è stata esposta dapprima al China Refrigeration Exhibition di Pechino. Il progetto è poi stato presentato anche alla conferenza ATMOsphere China di Shanghai (11–12 aprile 2019), uno dei principali appuntamenti internazionali dedicati ai refrigeranti naturali: una vetrina che ha permesso di portare il caso CSF Supermarket — Beijing davanti a un pubblico di costruttori, fornitori e operatori da tutta l’Asia.

Era l’unica centrale del suo genere fra tutti gli stand: ha catturato l’interesse unanime del pubblico cinese e internazionale.

Commissioning a 42 °C: la prova del fuoco

Nel giugno 2019, dopo il riposizionamento della centrale all’interno del supermercato in ristrutturazione, una squadra di Biaggini è partita per Pechino per la messa in funzione dell’intero impianto. Otto giorni di lavoro, durante i quali sono stati eseguiti test di pressione e tenuta, collaudi elettrici ed elettronici, fino all’accensione definitiva dell’installazione.

Sul campo, ad affiancare il capo tecnico Mauro Gianinazzi e l’ingegnere elettrico Gianni Visentin, c’erano gli ingegneri di Eliwell Schneider Electric arrivati dall’Italia e da Shanghai per la configurazione dei dispositivi elettronici, oltre agli emissari Panasonic provenienti da Dalian e da Tokyo. Tutti riuniti in un cantiere che, fino a quel momento, rappresentava un unicum per l’intero Estremo Oriente.

Le condizioni di lavoro non erano facili: caldo umido, temperature esterne fino a 42 °C. Nonostante questo, l’impianto ha lavorato fin da subito secondo i dati di progetto. Con il raffreddamento adiabatico in funzione, la temperatura di ritorno della CO2 al gascooler è scesa da 42 °C a circa 30 °C e la pressione di alta da 94 a 80,5 bar — un margine prestazionale che, a fine commissioning, ha permesso di alimentare regolarmente vetrine, banchi e celle frigorifere per un totale di 170 metri lineari distribuiti su 4’500 m² di superficie commerciale.

Otto anni dopo: cosa lascia in eredità quel progetto

A distanza di otto anni, la centrale di Pechino continua a essere un punto di riferimento — non solo per Biaggini, ma per tutto il comparto della refrigerazione commerciale che lavora con refrigeranti naturali. È stata fra le prime applicazioni di CO2 transcritica installate in Cina su un punto vendita di queste dimensioni e ha dimostrato sul campo che la tecnologia R744 funziona anche in contesti climatici severi, fuori dall’Europa centrale.

Quel progetto ha aperto la strada a sviluppi che oggi sono parte del quotidiano dell’azienda. Sul fronte ticinese, gli impianti integrati a R744 — refrigerazione, climatizzazione e produzione di calore in un unico sistema — sono diventati lo standard delle nostre referenze più recenti, da Migros Voi di Viganello a Migros Bellinzona Nord, da JOWA Sant’Antonino a Grünenfelder Quartino. Sul fronte asiatico, l’assistenza a distanza al sito di Pechino prosegue ancora oggi, segno di una collaborazione che è andata oltre il singolo cantiere.

Cosa ci ha portato a casa quella avventura cinese? Una conferma e una lezione. La conferma che le competenze maturate in quasi cento anni di freddo professionale, in un cantone alpino della Svizzera italiana, possono reggere il confronto con i mercati più esigenti del mondo. La lezione che, quando la fiducia di un partner si costruisce sui fatti — un prototipo funzionante, un commissioning superato sotto i 42 °C, dati di consumo che rispettano i progetti — la distanza geografica conta molto meno di quanto si pensi.

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