
Il 15 ottobre 2026 Biaggini Frigoriferi è salita sul palco di Chillventa per parlare del suo lavoro di ogni giorno: chiller e termopompe CO₂ e impianti di refrigerazione che usano l’anidride carbonica come refrigerante naturale, anche quando fuori fa molto caldo.
Chillventa è la fiera internazionale di riferimento per refrigerazione, climatizzazione, ventilazione e pompe di calore. Si tiene ogni due anni al centro fieristico di Norimberga e quest’anno si è svolta dal 13 al 15 ottobre. Nel forum tecnico del padiglione 4A, Luca Rossi ha presentato insieme a Federico Ferrari di Eliwell by Schneider Electric l’intervento «Why R-744 Systems Make Sense in an Ever-Hotter Climate»: perché gli impianti a R744 hanno senso in un clima che si scalda sempre di più.
Venti minuti, due voci complementari. Ferrari ha inquadrato il problema e le soluzioni tecniche oggi disponibili; Rossi ha mostrato come Biaggini lo affronta sugli impianti che ha costruito e installato, con numeri letti in tempo reale.

Estati più calde, più ore in regime transcritico
Ferrari è partito da un’esperienza che molti in sala condividevano. L’ultima estate a Padova, la sua città, è stata la più calda che ricordi; e potrebbe essere la più fresca fra quelle che verranno. I dati climatici del 2000, del 2015 e del 2025 lo confermano: anno dopo anno aumentano le ore estive con temperature comprese tra 22 e 28 °C e quelle, ancora più impegnative, oltre i 28 °C.
Per chi lavora con la CO₂ questo dato ha un peso preciso. La temperatura critica dell’R744 è di circa 31 °C: oltre quel valore il refrigerante non condensa più nel gas cooler, lo scambiatore che cede il calore all’aria esterna, e l’impianto lavora in regime transcritico, la condizione più gravosa per i compressori. Già con 22–28 °C esterni la centrale si avvicina a questo regime o ci entra.
E il fenomeno non riguarda solo il Sud Europa. Atene e Roma, certo, ma anche Budapest, Londra, Oslo e Stoccolma registrano ogni anno più ore di funzionamento transcritico. Un impianto resta in servizio per una ventina d’anni: va quindi progettato per il clima che troverà, non per quello del passato.
Tre strade per l’efficienza, una più semplice delle altre
Ferrari ha poi passato in rassegna le tecniche più diffuse per mantenere efficiente un impianto a CO₂ nei mesi caldi:
- Eiettori: sfruttano l’effetto Venturi per recuperare parte del lavoro dall’alta pressione del gas cooler. Danno buoni risultati in condizioni di funzionamento specifiche, ma richiedono un layout diverso dell’impianto e un investimento iniziale maggiore.
- Raffreddamento adiabatico: nelle ore di punta si nebulizza acqua sul gas cooler. È una soluzione semplice, ma consuma acqua e rende poco nei climi umidi.
- Sottoraffreddamento: abbassa ancora la temperatura della CO₂ in uscita dal gas cooler, prima dell’espansione, sfruttando meglio gli scambi di calore all’interno del circuito.
Nessuna di queste soluzioni funziona bene senza un controllo all’altezza. Eliwell ha presentato la propria piattaforma modulare, basata su PLC e sull’applicazione EWCM dedicata alla CO₂ transcritica, che gestisce compressori, ventilatori, scambiatori e valvole con un’attenzione particolare alla sicurezza informatica. Tra gli esempi concreti citati da Ferrari, proprio i sistemi integrati sviluppati con Biaggini.
L’esperienza Biaggini: CO₂ dal 2009
A quel punto la parola è passata a Luca Rossi. Biaggini, azienda ticinese fondata nel 1928, progetta e installa impianti a CO₂ per la refrigerazione commerciale e industriale dal 2009. Rossi ha aperto con alcune realizzazioni significative:
- due termopompe reversibili e polivalenti a CO₂ transcritica installate in una vecchia stazione ferroviaria in Svizzera, che producono acqua per la climatizzazione e acqua per il riscaldamento fino a 65 °C;
- la centrale transcritica a CO₂ installata a Pechino nel 2018 per una catena retail statale, la prima di questo tipo in Cina, con compressori in parallelo e fino a 180 utenze a bassa e media temperatura tra banchi frigoriferi e celle;
- la soluzione integrata, che con una sola unità copre tutto il fabbisogno energetico di un punto vendita: refrigerazione, riscaldamento e climatizzazione.

Come funziona l’impianto integrato
Nello schema presentato da Rossi, tipico delle installazioni per la grande distribuzione nella nostra regione, i compressori a bassa e media temperatura alimentano tutte le utenze della refrigerazione commerciale: banchi, vetrine e celle. A questi si aggiungono compressori ausiliari che d’inverno lavorano in pompa di calore e d’estate come chiller. Così una sola centrale copre l’intero fabbisogno energetico del negozio.
Il punto su cui Rossi ha insistito, però, è un altro: il sottoraffreddamento. Secondo l’esperienza di Biaggini è la soluzione più semplice ed efficiente, e si può applicare a ogni impianto a CO₂, dalla centrale frigorifera al chiller, anche nei climi caldi del Sud Europa e del Medio Oriente.

I numeri misurati sugli impianti
Per dimostrarlo, Rossi non ha mostrato curve teoriche ma schermate in tempo reale di impianti in funzione.
Nel primo caso la temperatura esterna era di 38 °C e la CO₂ usciva dal gas cooler a circa 41 °C. Dopo il sottoraffreddamento, un effetto che Rossi ha definito «semplice e gratuito», la CO₂ tornava alla centrale a 28 °C. Le conseguenze si vedono già in fase di progetto: sulla scheda del compressore migliorano resa frigorifera, efficienza e potenza assorbita, e si possono scegliere compressori più piccoli rispetto a un dimensionamento tradizionale.
Nel secondo caso, un chiller in funzione durante l’estate con temperature esterne oltre i 40 °C, la CO₂ usciva da un gas cooler molto efficiente a una temperatura vicina a quella dell’aria. Dopo le sezioni di sottoraffreddamento scendeva a 33 °C: 7 K in meno, con un effetto massimo proprio nelle ore più calde della giornata. È lì che il sottoraffreddamento aumenta prestazioni, efficienza e affidabilità dell’impianto.
Solo CO₂, nessun altro fluido
Rossi ha voluto mettere in chiaro un dettaglio: il sottoraffreddamento realizzato da Biaggini è 100% CO₂. Nel circuito non entrano acqua, HFC, HFO, propano, ammoniaca o altri fluidi. I miglioramenti sono immediati: il COP, cioè il rapporto tra l’energia termica resa e l’energia elettrica consumata, cresce fino al 30%.
Secondo i dati presentati, un impianto integrato di questo tipo consuma circa il 30% di energia in meno rispetto a un sistema tradizionale, soprattutto grazie al sottoraffreddamento, e riduce sia l’investimento iniziale sia i costi di esercizio. Da diversi anni è la configurazione standard per i supermercati e i magazzini industriali a CO₂ in Svizzera, e non solo.

«Tra tutte le soluzioni possibili, il sottoraffreddamento è la più semplice, la più immediata e la più efficiente.»
Luca Rossi, Biaggini Frigoriferi, Chillventa 2026
Il paradosso del caldo
Per sciogliere gli ultimi dubbi sulla CO₂ nei climi caldi, Rossi ha proposto un paradosso. Nelle termopompe ad alta temperatura il gas cooler è uno scambiatore a piastre che riscalda acqua, e il fluido secondario supera i 55–60 °C: una temperatura più alta di qualsiasi aria esterna al mondo. Eppure, grazie allo sviluppo dei componenti dedicati alla CO₂, questi impianti lavorano senza fermi e senza problemi di affidabilità. Se la CO₂ tiene testa a quelle condizioni, l’estate non le fa paura.
La conclusione dei due relatori è stata chiara: le temperature medie salgono, e la tecnologia a CO₂ resta praticabile e spesso più efficiente dei refrigeranti tradizionali, anche nel Sud Europa e in Medio Oriente. I sistemi integrati Biaggini con controllo Eliwell, ha ricordato Rossi, raccolgono una soddisfazione crescente da parte di chi li usa ogni giorno.
Dal palco di Norimberga agli impianti in Ticino
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Fonte: Intervento «Why R-744 Systems Make Sense in an Ever-Hotter Climate» di Federico Ferrari (Eliwell by Schneider Electric) e Luca Rossi (Biaggini Frigoriferi), Chillventa 2026, Norimberga, 15 ottobre 2026. Video sul canale YouTube di Chillventa: guarda l’intervento.
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